I CANTI

 AI PREAT LA BIELE STELE
 
Ai preât la biele stele, 
ducj i sanz dal Paradîs. 
Che ‘l Signôr fermi la uere 
e'l gnò ben torni in paîs. 
Ma tu stele, biele stele 
và palese 'l gnò destin. 
Và daûr di che montagne 
là ch'al è il gnò curisin. 

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 AMICI MIEI

 
Quando ti prende la malinconia
pensa che c'è qualcuno accanto a te.
Vivere non è sempre poesia
quante domande senza un perché!

Ma l'amicizia, sai, è una ricchezza
è un tesoro che non finirà.
Metti da parte questa tua tristezza,
canta con noi, la tristezza passerà.

Amici miei,
sempre pronti a dar la mano
da vicino e da lontano:
questi son gli amici miei.
Amici miei,
pochi e veri amici miei
mai da soli in mezzo ai guai:
questi son gli amici miei.

Quando ritorna la malinconia
questa canzone canta insieme a noi,
la tua tristezza poi se ne andrà via,
e scoprirai in noi gli amici tuoi.

A volte basta solo una parola
detta a un amico che è un po' giù
fare un sorriso che in alto vola,
torna la vita e di nuovo si va su.

Amici miei,
sempre pronti a dar la mano
da vicino e da lontano:
questi son gli amici miei.
Amici miei,
pochi e veri amici miei
mai da soli in mezzo ai guai:
questi son gli amici miei
questi son gli amici miei.


Testo di Piero Montanaro                           

Musica di Remigio Passarino (REMIPAS)


 
APRITE LE PORTE

 

Aprite le porte
che passano,
che passano,
aprite le porte
che passano
i baldi Alpin.

Come la marcia ben la banda, la banda;
come la marcia ben la banda, la banda;
come la marcia ben la banda, la banda;
come la marcia ben la banda degli Alpin.


 
BERSAGLIERE HA CENTO PENNE

 

Bersagliere ha cento penne,
ma l’alpino ne ha una sola,
un po’ più lunga, un po’ più mora,
sol l’alpin la può portar.

Quando scende la notte buia
Tutti dormono laggiù alla pieve,
ma con la faccia giù nella neve
sol l’alpin là può dormir.

Sui pei monti vien giù la neve,
la tormenta dell’inverno,
ma se venisse anche l’inferno,
sol l’alpin può star lassù.

Se dall’alto dirupo cade,
confortate i vostri cuori,
perché se cade in mezzo ai fiori
non gl’importa di morir.
Perché se cade in mezzo ai fiori
non gl’importa di morir.

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BOMBARDANO CORTINA

 

Bombardano Cortina – Hoilì!
Dicon che gettan fiori– Hoilà!
Nemici traditori,
è giunta l’ora, subito fora
subito fora dovete andar!

E proseguendo poi – Hoilì!
Per Valle Costeana – Hoilà!
Giunti sulla Tofana
su quella vetta la baionetta la
la baionetta scintillerà!

Non mancherà poi tanto – Hoilì!
Che anche il Lagazuoi – Hoilà!
Conquisteremo noi;
quando l’artiglieria Sasso de Stria
Sasso de Stria battuto avrà!

Son prese le Tre Dita – Hoilì!
Il Masarè è già nostro – Hoilà!
L’aquila ha perso il rostro
e già s’invola spennata e sola
spennata e sola là sul Caval.

Fatta è la galleria – Hoilì!
Messa la gelatina – Hoilà!
E una bella mattina
anche Gigetto, col Castelletto
col Castellotto per aria andrà!

Giunti sul canalone – Hoilì!
Schierati i suoi soldati – Hoilà!
Tiri ben aggiustati
la pasta asciutta vi fece tutta
vi fece tutta lasciare lì!

Per valle Travenanzes – Hoilì!
E strada Dolomiti – Hoilà!
Vi inseguiremo arditi,
e voi scappate finchè arrivate
finché arrivate dal vostro re!

Giunti da Cecco Peppo – Hoilì!
Stringetegli le mani – Hoilà!
Ditegli che gli alpini
vi fan la guerra su questa terra
su questa terra vi voglion più!

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DOVE SEI STATO MIO BELL'ALPINO

 

Dove sei stato mio bell'alpino
dove sei stato mio bell'alpino
dove sei stato mio bell'alpino
che ti à cambià colore.

L'è stata l'aria de lo Trentino
che mi à cambià colore.

L'è stata l'aria de l'Ortigana
che mi à cambià colore.

L'è stato il fumo della mitraglia
che mi à cambià colore.

Sul monte Nero c'è una tormenta
che mi à cambià colore.

Ma i tuoi colori ritorneranno
questa sera a fare l'amore.

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ERA UNA NOTTE CHE PIOVEVA 

 

Era una notte che pioveva
e che tirava un forte vento
immaginatevi che grande tormento
per un alpino che stava a vegliar.
Immaginatevi che grande tormento
per un alpino che stava a vegliar.

A mezzanotte arriva il cambio
accompagnato dal capoposto:
«Oh, sentinella, ritorna al tuo posto
sotto la tenda a riposar!»

Quando fui stato ne la mia tenda
sentii un rumore giù per la valle
sentivo l’acqua giù per le spalle
sentivo i sassi a rotolar.

Mentre dormivo sotto la tenda
sognavo d’esser con la mia bella
e invece ero di sentinella
a fare la guardia allo stranier.

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FIGLI DI NESSUNO
 
Figli di nessuno
tra le rocce noi marciam
ci disprezza ognuno
perchè laceri noi siam
ma se ce n'è uno
che ci sappia comandar e dominar
figli di nessuno
anche a digiuno
saprem marciar.

Siamo nati chissà dove chissà quando
allevati nella pura carità
senza padre, senza madre, senza inganno
noi viviamo come uccelli in libertà.

Figli di nessuno,
tra le rocce noi viviam
ci disprezza ognuno,
perchè laceri noi siam
ma se ce n'è uno
che ci sappia comandar e dominar
figli di nessuno
anche a digiuno
saprem marciar.
Figli di nessuno
anche a digiuno
saprem marciar.

 
IL TESTAMENTO DEL CAPITANO

 

Il capitan della compagnia
e l’è ferito, sta per morir!
E l’ manda a dire ai suoi Alpini,
perché lo vengano a ritrovar.

I suoi Alpini ghe manda a dire
che non han scarpe da camminar,
"O con le scarpe o senza scarpe
i miei Alpini li voglio qua!".

"Cosa comanda, siòr capitano,
che noi adesso siamo arrivà?"
"E io comando che il mio corpo
in cinque pezzi sia da taglià.

Il primo pezzo alla mia Patria,
secondo pezzo al Battaglion,
il terzo pezzo alla mia mamma
che si ricordi del suo figlio alpinl.

Il quarto pezzo alla mia bella
che si ricordi del suo primo amor,
l’ultimo pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior".

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LA LEGGENDA DEL PIAVE

 
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
e far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: «Non passa lo straniero!».

Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha vista venir giù, lasciar il tetto,
per l'onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque dal lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: «Ritorna lo straniero!»

E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedea il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Sul patrio suolo del nemico altero,
il Piave mormorò: «Indietro va, straniero!»

Indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
e La Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, fra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde
e tacque il Piave si placaron l'onde.
Sul Patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la pace non trovò né oppressi, né stranieri.

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LA MARCIA DEI COSCRITTI PIEMONTESI

 

Fiöi partuma sentì le fanfare
Cun le trumbe ca sunu d'anturn
Sensa gnogne 'mbrasè vostra mare
Poi an marcia al segnal d'i tambür
L'an d'invidia le lacrime a i' iöi
I cumpagn cn'a n'a strensu la man
Su marciuma, cantuma bei fiöi!
Rataplan, ratapan, rataplan!

Difensur d'la nostra tèra
Gnün nemis an fa tramblè
Sentinela a la fruntiera
Fiur d'alpin e canunié
Gün ramì d'la sira spalia
Tribulà dal mal cadü
L'è 'l Piemunt che dà a l'Italia
Sua pi bela giuventù.

Gnün d'Italia desidera guera
Né massacri né scene d'urur
Sun l'emblema d'la nostra bandiera
La speransa, la fede e l'amur
Ma cul dì ca n'ariva difende
Cul bun drit o l'unur d'italian
I l'avruma curagi da vende
Rataplan, rataplan, rataplan!

Difensur d'la nostra tèra
Gnün nemis an fa tramblè
Sentinela a la fruntiera
Fiur d'alpin e canunié
Gün ramì d'la sira spalia
Tribulà dal mal cadü
L'è 'l Piemunt che dà a l'Italia
Sua pi bela giuventù.

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LA MONTANARA

 

Lassù per le montagne
fra boschi e valli d'or
tra l'aspre rupi echeggia
un cantico d'amor.

"La montanara, ohè! " ,
si sente cantare,
cantiam la montanara
per chi non la sa.

Lassò sui monti dai rivi d'argento
c'è una capanna cosparsa di fiori:
era la piccola, dolce dimora
di Soreghina, la figlia del sole.

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LA MULA DE PARENZO 

 

La mula de Parenzo - liolà
l'ha messo su bottega,
de tutto la vendeva; (2 v.)
la mula...
de tutto la vendeva
fora che'l baccalà.
Perché non m'ami più?

La mè morosa vecia,
la tengo de riserva,
ma quando spunta l'erba; (2 v.)
la me morosa....
ma quando spunta l'erba
la mando a pascolar.
Perché..

La mando a pascolare
nel mese di settembre,
ma quando vien novembre; (2 v.)
la mando...
ma quando vien novembre
la mando a riposar.
Perché...

La mando a pascolare
insieme alle caprette,
l'amor con le servette; (2 v.)
la mando...
l'amor con le servette
non lo farò mai più!
Perché...

Se il mare fosse tòcio
e i monti de polenta:
ohi mamma che tociàde; (2 v.)
se il mare...
ohi mamma che tociàde
polenta e baccalà!
Perché...

Se il mare fosse di vino
e i laghi de acquavita,
'briaghi per tutta la vita:(2 v.)
se il mare...
'briaghi per tutta la vita:
polenta e baccalà.
Perché...

Tutti mi dicono bionda,
ma bionda io non sono,
porto i capelli neri; (2 v.)
tutti mi dicono...
porto i capelli neri,
neri come il carbon.
Perché...

Sinceri ne l'amore,
sinceri ne gli amanti:
ne ho passati tanti (2 v.)
Sinceri...
ne ho passati tanti
e passerò anche te!
Perché...

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 LA TRADOTTA

 
La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,
ma la va diretta al Piave.

La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,
cimitero della gioventù.

Siam partiti, siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue…
son morti tutti a San Donà.

A Nervesa, a Nervesa c'è una croce,
mio fratello l'è disteso là,
io ci ho scritto su "Ninetto"…
che la mamma lo ritroverà.

Cara suora, cara suora son ferito,
a domani non ci arrivo più;
se non c'è qui la mia mamma…
un bel fiore me lo porti tu.

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LA VALSUGANA

 

Quando anderemo fora, fora per la Valsugana;
quando anderemo fora, fora per la Valsugana;
e a ritrovar la mama,
a veder come (come) la sta;
e a ritrovar la mama,
a veder come (come) la sta.

La mama la sta bene,
il papà l'è ammalato;
il mio ben partì soldato,
chi sa quando (mai) (ri)tornerà.

Tuti me dis che lu'l se zercà za'
n'altra morosa;
l'è na storia dolorosa,
che (mi cre) mi credere non so.

Mi no la credo, ma se'l fussa
propri, propri vera
biondo o moro ancor 'stasera,
n'altro merlo (mi me) troverò.

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L'ULTIMA NOTTE DEGLI ALPINI

 

Era la notte bianca di Natale
ed era l'ultima notte degli alpini;
silenzioso come frullo d'ale
c'era il fuoco grande nei camini.

Nella pianura grande e sconfinata
e lungo il fiume parea come un lamento
una nenia triste e desolata
che piangeva sull'alito del vento.

Cammina cammina
la casa è lontana
la morte è vicina
e c'è una campana
che suona, che suona:
Din, don, dan...
Che suona, che suona:
Din, don, dan...

Mormorando, stremata, centomila
voci stanche di un coro che si perde
fino al cielo, avanzava in lunga fila
la marcia dei fantasmi in grigioverde.

Non è il sole che illumina gli stanchi
gigli di neve sulla terra rossa.
Gli alpini vanno come angeli bianchi
e ad ogni passo coprono una fossa.

Tutto ora tace. A illuminar la neve
neppure s'alza l'ombra di una voce
lo zaino è divenuto un peso greve;
ora l'arma s'è mutata in croce.

Lungo le piste sporche e insanguinate
son mille e mille croci degli alpini,
cantate piano, non li disturbate,
ora dormono il sonno dei bambini.

Cammina cammina
la guerra è lontana
la casa è vicina
e c'è una campana
che suona, ma piano:
Din, don, dan...
Che suona, ma piano:
Din, don, dan...

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MONTAGNES VALDOTAINES

 

Montagnes Valdotaines
Vous ètes mes amours
Hameaux, clochers, fontaines.
Vous me plairez toujours.
Montagnes Valdotaines
Vous ètes mes amours

Laisse là tes montagnes!
Me dit un ètranger;
Suis-moi dans mes campagnes,
Viens, ne sois plus Berger.
Laisse là tes montagnes!
Me dit un èntranger.

Oilà, oilà, oilà!
Le montagnards sont là!

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MONTE CANINO

 

Non ti ricordi, quel mese d'Aprile,
quel lungo treno che andava al confine;
che trasportava migliaia di alpini:
- Su, su correte è l'ora di partir! -

Dopo tre giorni di strada ferrata
ed altri due di lungo cammino
siamo arrivati sul Monte Canino
e a ciel sereno ci tocca riposar.

Non più coperte, lenzuola, cuscini;
non più l'ebbrezza dei tuoi caldi baci
solo si sentono gli uccelli rapaci,
la tormenta e il rombo del cannon.

Alla mattina il tenente fa la sveglia,
il capitano raduna i plotoni,
e sulle cime degli alti burroni
là tutti insieme fucile sparò!

"Se avete fame guardate lontano,
se avete sete la tazza alla mano;
se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca la neve ci sarà."

E più di dieci ne ho visto cadere
e più di cento ne ho visto scappare;
là si sentivano, sentivan gridare:
- Su, su rendiamoci, se siam prigionier! -

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MONTE GRAPPA

 
Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sovra te il nostro sole risplende,
a te mira che spera ed attende,
i fratelli che a guardia vi stan.

Contro a te già s'infranse il nemico,
che all'Italia tendeva lo sguardo:
non si passa un cotal baluardo,
affidato agli italici cuor.

Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
se la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che all'Italia ci fa ritornar.

Le tue cime fur sempre vietate,
per il pie' dell'odiato straniero,
dei tuoi fianchi egli ignora il sentiero
che pugnando più volte tentò.

Quale candida neve che al verno
ti ricopre di splendido ammanto,
tu sei puro ed invitto col vanto
che il nemico non lasci passar.

Monte Grappa, tu sei la mia Patria…

O montagna, per noi tu sei sacra;
giù di lì scenderanno le schiere
che irrompenti, a spiegate bandiere,
l'invasore dovranno scacciar.

Ed i giorni del nostro servaggio
che scontammo mordendo nel freno,
in un forte avvenire sereno
noi ben presto vedremo mutar.

Monte Grappa, tu sei la mia Patria…

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MONTE NERO

 

Spunta l'alba del 16 giugno,
comincia il fuoco l'artiglieria,
Il Terzo Alpini è nella via
Monte Nero a conquistar.

Arrivati a trenta metri
dal costone trincerato
un assalto disperato
il nemico fu prigionier.

Non temere o Monte Nero
traditor della Patria mia
ho lasciato la casa mia
per venirti a conquistar.

Monte Nero monte rosso
o traditor della vita mia
io ho lasciato la mamma mia
per venirti a conquistar.

Per venirti a conquistare
ho perduto tanti compagni
tutti giovani sui ventanni
la sua vita non torna più.

Il colonnello che piangeva
a veder tanto macello
fatti coraggio alpino bello
che l'onore sarà per te.
Fatti coraggio alpino bello
che l'onore sarà per te.

 
MONTE PASUBIO

 

Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombom bom bom borombom.
Lenta sale una lunga colonna
Bom borombom bom bom borombom.
L'è la marcia di chi non torna
de chi se ferma a morir lassù.

Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombom.

Su la cima del Monte Pasubio
Bom borombom bom bom borombom.
Soto i denti che ze 'na miniera
Bom borombom bom bom borombom.
Ze i Alpini che scava e spera
de ritornare a trovar l'amor.

Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombom.

Su la strada del Monte Pasubio
Bom borombom bom bom borombom.
Ze rimasta soltanto 'na croce
Bom borombom bom bom borombom.
No se sente mai più 'na vose
ma solo il vento che basa i fior.

Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombom.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombà!

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QUEL MAZZOLIN DI FIORI

 

Quel mazzolin di fiori
che vien dalla montagna
e bada ben che non si bagna
perché l'é da regalar.

Lo voglio regalare
perché l'è un bel mazzetto
lo voglio dare la mio moretto
questa sera quando vien.

Stasera quando viene
li fo una brutta cera
e perché sabato sera
non è venuto a me.

Non è venù da me
l'è andato da la Rosina
e perché mi son poverina
mi fa piangere e sospirà.

Mi fa piangere e sospirare
nel letto dei lamenti
o cosa mai dirà le genti
cosa mai diran di me.

Diran che son tradita
tradita nell'amore
e perché a me piange il core
e per sempre piangerà.

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SIGNORE DELLE CIME

 

Dio del cielo, Signore delle cime,
un nostro amico hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo, ma ti preghiamo
su nel Paradiso, su nel Paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Santa Maria, Signora della neve,
copri col bianco, soffice mantello
il nostro amico, il nostro fratello
su nel Paradiso, su nel Paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

 
STELUTIS ALPINIS

 

Se tu vens cà sù ta' cretis
là che lôr mi àn soterât,
al è un splàz plen di stelutis;
dal miò sanc l'è stât bagnât...

Par segnâl, une crosute
jè scolpide lì tal cret;
fra che' stelis 'nàs l'erbute,
sot di lor jo dùar cujet.

Ciol, su ciol, une stelute
che ricuardi il nestri ben:
tu 'i darâs 'ne bussadute
e po' plàtile in tal sen.

Quant' che a ciase tu sês sole
e di cûr tu preis par me,
il miò spirt ator ti svole:
jo e la stele 'o sin cun te.

Ma 'ne dì quant che la vuere
a' sara un lontan ricùard
tal to cûr, dulà ch'al jere
stele e amôr, dut sara muart.

Restarà par me che stele
che 'l miò sanc a là nudrit
par che lusi simpri biele
su l'Italie a l'infinit.

 
SUI MONTI FIOCCANO

 

Sui monti fioccano,
le nevi s'avvicinano;
ti scriverò, Rosinano,
le pene del mio cuor.
Ti scriverò, Rosinano,
le pene del mio cuor.
Ti scriverò, Rosinano,
le pene del mio cuor.

Ti scriverò 'na lettera
co' le parole d'oro,
ti scriverò, tesoro,
la vita dell'alpin…

La vita dell'alpino
la xe 'na vita santa:
i magna, i beve, i canta,
pensieri no' i ghe n'ha…

Ma sì i ghe n'ha uno:
l'è quel de la morosa
e fin che non la sposa
contanti no' i sarà.

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SUL CAPPELLO

 

Sul cappelo, sul cappello che noi portiamo,
c'è una lunga, c'è una lunga penna nera,
che a noi serve, che a noi serve da bandiera,
su pei ponti, su pei monti a guerreggiar. Oilalà!

Evviva, evviva il Reggimento!
Evviva, evviva il Corpo degli Alpin!
Evviva, evviva il Reggimento!
Evviva, evviva il Corpo degli Alpin!

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
coglieremo, coglieremo le stelle alpine,
per donarle per donarle alle bambine,
farle pianger, farle pianger e sospirar. Oilalà!

Evviva…

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
pianteremo, pianteremo l'accampamento,
brinderemo, brinderemo al Reggimento,
viva il Corpo, viva il Corpo degli Alpin! Oilalà!

Evviva…

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
pianteremo, pianteremo il tricolore,
o Trentino, o Trentino del mio cuore,
ti verremo, ti verremo a liberar. Oilalà!

Evviva…

Farle pianger, farle pianger e sospirare
nel pensare, nel pensare ai begli alpini
che tra i ghiacci, che tra i ghiacci e gli scalini
van sui monti, van sui monti a guerreggiar. Oilalà!

Evviva…

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SUL PAJON

 

Il battaglione Aosta
sul Pajon
sta sempre sulle cime,
sul Pajon
ma quando scende a valle,
sul Pajon
attente ragazzine!

Sul Pajon de la caserma
requiem æterna e così sia,
và a remengo ti
to pare, to mare e to zia
e la naja e compagnia
sul Pajon, sul Pajon

Il parroco d'Aosta,
l'ha detto predicando,
"Attente ragazzine,
che il "Quarto" sta arrivando".

Una de le più belle,
l'ha detto piano piano:
"Se il "Quarto" sta 'rivando
l'è quelo che spetiamo".

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SUL PONTE DI BASSANO

 

Eccole che le riva
ste bele moscardine,
son fresche e verdoline
colori no ghe na. (3 v.)

Colori no ghe nemo
ne manco gh'en serchemo,
ma un canto noi faremo
al Ponte di Bassan. (3 v.)

Sul Ponte di Bassano
là ci darem la mano,
noi ci darem la mano
ed un bacin d'amor. (3 v.)

Per un bacin d'amore
Seccesser tanti guai,
non lo credevo mai
doverti abbandonar. (3 v.)

Doverti abbandonare,
volerti tanto bene:
è un giro di catene
che m'incatena il cuor. (3 v.)

Che m'incatena il cuore,
che m'incatena i fianchi,
io molla tutti quanti,
quelli che mi vol mal. (3 v.)

 
SUL PONTE DI PERATI

 

Sul ponte di Perati
bandiera nera,
è il lutto degli alpini
che fan la guerra.

E' il lutto della Julia
che va alla guerra,
la meglio gioventù
che va sotto terra.

Sull'ultimo vagone
c'è l'amor mio
col fazzoletto in mano
mi dà l'addio.

Col fazzoletto in mano
mi salutava
e con la bocca
i baci mi mandava.

Quelli che son partiti
non son tornati
sui monti della Grecia
sono restati.

Sui monti della Grecia
c'è la Vojussa
col sangue degli alpini
s'è fatta rossa.

Alpini della Julia
in alto i cuori
sul ponte di Perati
c'è il Tricolore.

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TA PUM 

 

Venti giorni sull’Ortigara
senza il cambio per dismontà
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

E domani si va all'assalto,
soldatino non farti ammazzar,
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

Quando poi si discende a valle
battaglione non hai più soldà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

Nella valle c'è un cimitero,
cimitero di noi soldà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

Cimitero di noi soldà
forse un giorno ti vengo a trovà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

Ho lasciato la mamma mia,
l'ho lasciata per fare il soldà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

Quando portano la pagnotta
il cecchino comincia a sparar.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

Battaglione di tutti i Morti,
noi giuriamo l'Italia salvar.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

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TRENTATRE'

 

Dai fidi tetti del villaggio
i bravi alpini son partiti,
mostran la forza ed il coraggio
della loro salda gioventù.
Sono dell'Alpe i bei cadetti;
nella robusta giovinezza
dai loro baldi e forti petti
spira un'indomita fierezza.

Oh valore alpin!
Difendi sempre la frontiera!
E là sul confin
tien sempre alta la bandiera.
Sentinella allerta
per il bel suol nostro italiano
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.

Là tra le selve ed i burroni
là, tra le nebbie fredde e il gelo
piantian con forza i lor picconi
ed il cammin sembra più lieve.
E quando il sole brucia e scalda
le cime e le profondità
il fiero alpin scruta e guarda
pronto a dare "il chi va là?"

Oh valore alpin
difendi sempre la frontiera
e là sui confini
tieni sempre alta la bandiera.
Sentinella all'erta
per il suol nostro italiano
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.

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VA L'ALPIN

 

Va l'alpin su l'alte cime,
passa al volo lo sciator,
dorme sempre sulle cime,
sogna mamma e il casolar.

Fra le rocce e fra i burroni
sempre lesto è il suo cammin,
quanda passa la montagna,
pensa sempre al suo destin.

Pensa alpin al tuo destino,
c'è il ghiacciaio da passar,
mentre vai col cuor tranquillo,
la valanga può cascar.

Pensa alpin la tua casetta,
che la rivedrai ancor,
c'è una bimba che ti aspetta,
orgogliosa del tuo amor.

Noi cantiamo una canzone,
la canzone degli alpin,
la cantiamo con orgoglio,
siam del corpo degli alpin.

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VECCHIO SCARPONE

 

Lassù in un ripostiglio polveroso,
fra mille cose che non servon più,
ho visto, un poco logoro e deluso,
un caro amico della gioventù.
Qualche filo d'erba, col fango dissecato,
tra i chiodi ancor pareva conservar:
era uno scarpone militar.

Vecchio scarpone, quanto tempo è passato!
Quante illusioni fai rivivere tu!
Quante canzoni sul tuo passo ho cantato
che non scordo più.
Sopra le dune del deserto infinito,
lungo le sponde accarezzate dal mar,
per giorni e notti assieme a te ho camminato
senza riposar.

Lassù tra bianche cime di nevi eterne immacolate al sol,
cogliemmo le stelle alpine per farne dono ad un lontano amor!
Vecchio scarpone, come un tempo lontano,
in mezzo al fango, con la pioggia o col sol,
forse sapresti, se volesse il destino,
camminare ancor.

Vecchio scarpone, fai rivivere tu
la mia gioventù!

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VINASSA VINASSA

 

Là nella valle c'è un'osteria:
l'è l'allegria, l'è l'allegria;
là nella valle c'è un'osteria:
l'è l'allegria di noi alpin.

E se son pallida,
nei miei colori,
non voglio dottori,
non voglio dottori.
E se son pallida
come 'na strassa
vinassa, vinassa
e fiaschi de vin!

Là sul Cervino c'è una colonna:
l'è la Madonna, l'è la Madonna;
la sul Cervino c'è una colonna:
l'èla Madonna di noi alpin.

Là nella valle c'è un filo d'erba:
l'è la riserva, l'è la riserva;
là nella valle c'è un filo d'erba:
l'è la riserva di noi alpin.

Là sul monte c'è una lanterna
requiem æternam, requiem æternam;
là sul monte c'è una lanterna
requiem æternam per noi alpin.


 









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