GLI ALPINI

E’ vero che fu l’Imperatore Augusto a costituire le prime legioni, che si chiamavano “Julia Alpina”, ma, sinceramente, pensare che quelle siano state le prime penne nere è troppo. E’ anche vero che avere origini nobili e imperiali sarebbe bello; e romantico sarebbe poter vantare antenati gladiatori ma se non ci sono…… 
Più modestamente, il capostipite degli Alpini fu un insegnante di geografia, si chiamava Giuseppe Domenico Perrucchetti, nato nel 1839 a Cassano d’Adda, dunque in pianura e non in montagna. Non era un Alpino e non lo div
entò mai e quando a 33 anni ebbe la grande idea, era un capitano, impiegato appunto come insegnante di geografia militare alla scuola di guerra di Torino.
Questo lombardo diventato piemontese per sfuggire agli austriaci, e decorato alla battaglia di Custoza nel 1866, firmò nella primavera del 1872 un articolo per la “Rivista Militare”, nel quale trattava il problema della difesa dei valichi alpini e suggeriva alcune innovazioni per l’ordinamento militare nelle zone di frontiera. Ma la sua proposta di arruolare per questo scopo i montanari locali non incontrò immediati favori, tanto che gli annali rammentano che il generale Pianell, suo diretto superiore, respinse senza riserve la pretesa di costituire “compagnie fatte di contrabbandieri, che scapperebbero subito a casa! Altro che soldati, bracconieri sarebbero!”.
Ma come spesso accade nella politica di questo paese quell’idea giudicata strampalata diventò realtà e questo grazie ad un sotterfugio, o se vogliamo, ad un inganno giuridico per aggirare le ristrettezze economiche con cui l’amministrazione doveva fare i conti. Il piano venne ripreso e sostenuto dal generale Ricotti Magnani, ministro della guerra nel governo di Quintino Sella. E Ricotti Magnani, che come Perrucchetti faceva parte del Club Alpino di Torino, nel condividere la necessità della difesa dei valichi alpini preparò un decreto, nel quale si istituiva praticamente di nascosto il nuovo corpo come generici distrettuali da culo di pietra, che erano destinati a compiti di fureria.
Ed ecco un altro paradosso di questa bizzarra storia: gli Alpini nacquero non nel nord Italia, come sarebbe stato naturale, ma nientemeno che a Napoli, perché fu nella città del Golfo che il Re Vittorio Emanuele II firmò quel decreto appena sei mesi dopo la pubblicazione di quell’articolo di cui si è detto. Era il 15 ottobre 1872.
Perrucchetti poi con gli anni diventò generale, comandò anche le divisioni territoriali di Firenze e Milano e alla fine si dette anche alla politica, facendosi eleggere senatore, ma Alpino, come si è detto, non diventò mai.
Per non entusiasmarci troppo, aggiungiamo che ai nostri Alpini non va nemmeno il primato dell’originalità, perché un corpo di questo genere esisteva già in Francia, fin dal 1788, con il nome di “Chasseurs à pied”, costituito da giovani reclutati fra guardiacaccia e valligiani.
Le origini furono quelle che furono ma l’onore arrivò negli anni. E fra le tante stranezze il simbolo dei nuovi valorosi sarebbe diventato quel famoso cappello, che altro non era che il berrettaccio dei banditi calabresi, quindi un copricapo che aveva molto a che fare con l’orgoglio dell’Italia unita, ma pochissimo con le cime delle Alpi.
In tale contesto di arrangiamento risulta essere stato scelto anche il primo fucile in dotazione, il Vetterli, di fabbricazione svizzera, che più che un fucile era un porta baionetta, perché sparava un colpo solo, e senza troppa fretta e questo perché i parsimoniosi strateghi dell’epoca sostenevano la bizzarra teoria che il soldato non doveva consumare troppi proiettili.
Al contrario era bene che facesse uso della sciabola baionetta, che infatti abbondava con una lama di quasi 70 centimetri.
L’arte di arrangiarsi anche allora era una regola di vita e il simbolo di questa filosofia divenne ben presto lo zaino degli Alpini, pesante come il piombo, ma con il merito che dentro si poteva trovare di tutto, praticamente un armadio, dove c’era posto per la paglia per dormire, per la legna per cucinare, la coperta arrotolata, il bastone da montagna, gli scarponi di ricambio, il gavettone e i basilari generi per l’alimentazione, pane e caffè, zucchero e sale.
Così cominciò l’avventura, sotto il motto “Non si passa”, che fu un’invenzione del generale Pelloux, primo ispettore del corpo.
Ultimo obbligo da rispettare da parte delle penne di corvo - il famoso internazionalismo alpino - fu la massima…cinese, secondo la quale un uomo senza baffi è come una donna con i baffi. Il regolamento infatti recitava che i «militari devono lasciarsi crescere i baffi e possono portare anche il pizzo». Vietate invece le basette, nonostante all’epoca fossero molto di moda.

 

I TORTI DEGLI ALPINI

Gli Alpini hanno infiniti torti:
parlano poco in un paese di parolai; 
ostentano ideali laddove ci si esalta a non averne; 
adorano il proprio Paese, pur vivendo fra gente 
che lo venderebbe per un pezzetto di paradiso altrui;
non rinunciano alle tradizioni, 
pur sapendo che da noi il conservare è blasfemo;
sono organizzati e compatti, 
ma provocatoriamente non si servono di questa forza;
diffidano dei politici 
e si rifiutano di asservire ad essi la loro potente organizzazione.

INDRO MONTANELLI
   

CHI E' L'ALPINO


- ha una grande fede

- ama la famiglia

- ama il lavoro
- ama la sua patria
- ama la montagna

- ama e custodisce la natura
- è un uomo generoso
- ha il senso del dovere
- ha il senso della solidarietà
- è un uomo sincero
- fa dell’umiltà la sua forza
- è amico di tutti
- ama l’allegria
- è leale e schietto
- è custode delle tradizioni e dei costumi
- ha grande senso dell’onore
- è pronto alla difesa della patria
- ricorda doverosamente i caduti
- difende i valori della società
- è esempio di altruismo
- è legato alla propria bandiera
- non scende a compromessi sui principi

- è pronto ad aiutare i bisognosi ed i più deboli
- è pronto al sacrificio
- ha un alto senso civico
- predilige l’amore e la pace
- ama la verità e la giustizia
- tramanda ai giovani la storia con l’esempio
- e perchè no….anche un buon bicchier di vino


Pagine secondarie (2): Il nostro Cappello Le nostre preghiere
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